Seminario di Sebastiano Fusco

DOVE:
Libreria Rotondi o altra sede sempre in Via Merulana, Roma.
QUANDO:
Domenica 16 febbraio dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle ore 15:00 alle 19:00.
COSTO:
Quota intera € 100.
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COSA ASPETTARSI DAL SEMINARIO:
La Magia operativa non è come il copione di una rappresentazione scenica. Recitare una formula scritta, radunare oggetti inconsueti, compiere strane gestualità, esibire sigilli, tracciare disegni senza sapere ciò che si fa, e soprattutto senza avere subìto una profonda trasformazione interiore, significherebbe soltanto ridursi a una caricatura. Nella Magia, le cose che contano sono la volontà assoluta, il dominio delle emozioni e l’impiego corretto delle facoltà immaginative. Tutti i ritualismi servono unicamente a codificare ciò che si è appreso.
Nel primo corso, è stato spiegato che cosa s’intenda per volontà in magia, per quale motivo si debba avere il controllo delle emozioni e che cosa significhi immaginazione creatrice. Ora, spieghiamo che cosa s’intenda in Magia per mente dell’Individuo Assoluto, come si disponga tale mente per rendere efficace la volontà interiore, e come si possano rendere operative le facoltà mentali che sono concesse – in misura maggiore o minore – a ciascuno di noi: ovvero, le capacità di concentrazione, meditazione e contemplazione. Questo è lo schema attraverso il quale le varie scuole iniziatiche, mediante le figurazioni simboliche da ciascuna di esse adottate, permettevano alla mente ordinaria di aprirsi a una sensibilità superiore, e all’immaginazione di avere una vera e propria capacità creatrice, su diversi piani della realtà.
La prima parte del corso è teorica, ovvero spiega gli elementi essenziali della dottrina su cui si basa l’impiego magico della mente. La seconda parte è pratica, ovvero si dettagliano gli esercizi progressivi attraverso i quali è possibile coltivare le facoltà innate di concentrazione, indirizzare correttamente la meditazione e infine impiegare la contemplazione per conferire poteri “creativi” alle visualizzazioni di ciò che Dante chiamava “alta fantasia”.