Martin Heidegger nel 1960 Martin Heidegger (pronuncia, in tedesco: [ˈmaɐ̯tiːn ˈhaɪdɛɡɐ]; talvolta italianizzata in [ˈaideɡer]; Meßkirch, 26 settembre 1889 – Friburgo in Brisgovia, 26 maggio 1976) è stato un filosofo tedesco, considerato inizialmente il maggior esponente dell’esistenzialismo (per quanto lui abbia sempre precisato la sua lontananza effettiva dal movimento francese), e successivamente dell’ontologismo fenomenologico,[4] da lui sviluppati a partire da studi di teologia[7]. Celebre è il suo scritto Essere e tempo, in cui cercò di impostare un nuovo discorso attorno all’Essere, a partire da un’analisi dell’esistenza condotta su quello che egli definisce Esserci, ossia l’uomo. In esso Heidegger rivendica la scoperta della temporalità quale orizzonte di senso dell’Esserci.[8] Per l’impossibilità anche linguistica di approdare a un risultato soddisfacente, tuttavia, Heidegger annunciò una Kehre (cioè una “svolta”) del suo pensiero, volta a indagare l’Essere in sé con approccio diverso rispetto all’opera precedente. Tale ricerca lo condurrà ad affrontare anche altre questioni...